Gli italiani riscoprono l’apicoltura, che però soffre

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Il 2020 è stato per gli italiani l’anno del ritorno all’alveare. Nelle stagioni che passeranno alla storia come “quelle della pandemia” sono stati formati nel nostro Paese 35 mila sciami e alveari in più e si registra un balzo positivo di 5600 apicoltori amatoriali. Lo spiegano i dati del Rapporto 2020 dell’Osservatorio nazionale miele: gli hobbisti sono passati da 42.356 a 47.957 mentre alveari e sciami hanno superato il tetto dei 1,6 milioni (1.632.825). Stabili gli apicoltori professionisti, dai 20.588 del 2019 ai 20.727 del 2020 (+139). 

Se il 2020 è stato una sorta di “anno del ritorno all’alveare”, segnali poco incoraggianti provengono dal bilancio delle produzioni. Con oltre 18 mila tonnellate di miele, il 2020 ha superato le quantità prodotte in sei dei dieci anni precedenti. È un numero ancora molto lontano dai dati di inizio decennio e, in particolare, dalle 30 mila tonnellate del 2010. Secondo l’Osservatorio, ad influire maggiormente sulla produzione è il cambiamento climatico. E non fatichiamo a credergli.

L’andamento meteorologico anomalo mina l’attività e la salute delle api, che raramente escono dall’alveare quando la temperatura scende sotto i 10°. La grande frequenza di episodi climatici estremi limita infatti il numero di giornate in cui gli insetti possono interpretare il loro ruolo essenziale nell’ecosistema. Ma incide anche sulla loro regolare alimentazione. Gli eventi avversi rendono infatti necessario il ricorso alla nutrizione artificiale da parte degli apicoltori.  

Il 2021 non si è aperto positivamente. Secondo i dati dell’European Severe Weather Database rielaborati da Coldiretti, negli ultimi quattro mesi si è verificato almeno un evento estremo al giorno, in Italia. Più di tutti, in questa prima parte dell’anno hanno influito la siccità e le gelate, che hanno pesato sulle fioriture e sul germogliamento oltre che limitato il volo delle api. Se pensiamo che l’impollinazione ha un ruolo chiave nella resa e nella qualità della maggioranza delle colture, il quadro negativo è presto tracciato. Parlando di miele, la produzione dell’acacia ha finora segnato un triste -30% rispetto la scorsa primavera. In ginocchio anche i dolci nettari ricavati da tiglio, castagno e tarassaco.  

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